Abita-re, di Maria Pia Dell’Omo

Non farmi tua casa.                                                                                                                       Erodi le fondamenta e dammi terra nuova
e cieli e spazi incommensurabili.
Dimmi “la mia casa sei tu senza radici”

(Maria Pia Dell’Omo)

Micropoesia pubblicata su : http://spillwords.com/abita-re/

 

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Disegno di Chiara Bautista.

Per approfondire:

http://www.rosminipadova.it/i-misteriosi-disegni-di-chiara-bautista/

https://www.facebook.com/chiarabautistaartwork/

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La divulgazione poetica “dal basso”

Ho deciso, lo scorso Aprile, di inaugurare un Laboratorio di Poesia, intesa come “azione” creatrice – e quindi rivolto ai poeti delle forme linguistiche, pittoriche, musicali e performative di vario genere.

Dal primo appuntamento, la tipologia di incontro ha riscontrato l’entusiamo dei presenti, che hanno partecipato con presenza emotiva, psicologica e fisica alle quattro fasi in cui divido ogni appuntamento.

Per me era importante creare un’occasione simile perché ho notato – negli anni di giornalismo e di curiosità personale – una disumanizzazione del rapporto  dell’uomo con l’arte.

Mio scopo era quindi quello di ritrovare – assieme – la gioia primigenia del creare, senza aspettative e senza giudizi, in un ambiente “aperto”, ma sicuro, protetto dalle gabbie del narcisismo, del desiderio di accettazione, della voglia di avere “tanti likes” ed affini.

L’arte, in prima istanza, è strumento dorato che ci conferisce il privilegio di leggere negli altri il Bello, il Giusto, il Vero – ognuno di noi ne è frammento e nessuno ne è escluso.

Il “Laboratorio di SperimentAzione Poetica” continua ad evolversi ed è sempre più aperto alla cancellazione di frontiere, per apprezzare le differenze  culturali e linguistiche degli altri popoli.

Nel suo secondo appuntamento, infatti, ho avuto il piacere di avere ospiti il Dott. Vincenzo Restivo , scrittore e Professore di lingua spagnola e portoghese presso un istituto superiore locale, e la Dott.ssa Chiara Costanzo, impegnata nella diffusione e divulgazione delle culture orientali, nonché docente di Arabo.

Vincenzo ha portato una sua traduzione di una poesia di Ana Paula Ribeiro Tavares, (qui il video), leggendola in Portoghese e in Italiano, mentre Chiara ha portato una poesia della  poetessa Joumana Haddad, leggendola in arabo e chiedendo a me di leggere la sua traduzione in Italiano. Ne è venuta fuori una bella performance italoaraba !

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A sinistra, io, a  destra, Chiara Costanzo. Foto di Esse Alfredo.

Questo momento dedicato all’intercultura, è sempre rivolto ai contemporanei, perché credo fortemente noi poeti non dobbiamo trattarci “da morti” – possiamo scrivere finché siamo in vita, parafrasando Michelle Houellebecq, ed emozionarci attraverso l’emozione che stiamo ricevendo e donando al contempo.

Leggere, proporre o tradurre un contemporaneo – dargli la possibilità di affacciarsi ad un palco per la prima volta, di provare quanto bruci il suo fuoco -la ritengo esperienza fondamentale per la formazione di un poeta in nuce e in divenire   .

Proprio per questo, la partecipazione agli eventi è totalmente gratuita.

Link agli eventi Facebook: 

Primo appuntamento

Secondo appuntamento

Link agli album Facebook del Laboratorio:

Prima data  – 27.04.2016 

Seconda data – 25.05.2016

Per informazioni , scrivere a maria.dellomo@yahoo.com

Gli incipit raffinati di Jean-Paul Sartre

 

I.

La signora Darbérat teneva un rahat lukùm tra le dita.

L’avvicinò alle labbra con precauzione e trattenne il respiro, temendo di dissipare col fiato il sottile velo di zucchero di cui era cosparso:  « È alla rosa », si disse. Bruscamente diede un morso a quella carne vetrificata e un sapore d’acqua stagnante le riempì la bocca.  « È strano come la malattia acuisca le sensazioni ». Si mise a pensare a moschee, a orientali ossequiosi, (era stata ad Algeri durante il viaggio di nozze) e le sue labbra pallide abbozzarono un sorriso: anche il rahat lukùm era ossequioso.

Dovette passare a più riprese  il palmo della mano sulle pagine del libro che, nonostante le sue precauzioni, si eran coperte d’un sottile strato di polvere bianca. Le sue mani facevano scivolare, rotolare, stridere i granellini di zucchero sulla carta liscia. « Questo mi ricorda Archacon, quando leggevo sulla spiaggia ».

Aveva passato al mare l’estate del 1907. Portava in quel tempo un gran cappello di paglia con un nastro verde; s’installava proprio vicino al molo con un romanzo di Gyp o di Colette Yver.

Il vento le faceva piovere sulle ginocchia mulinelli di sabbia e, di tanto in tanto, ella scoteva il libro tenendolo per gli angoli. Era proprio la stessa sensazione: solo che i granellini di sabbia eran del tutto asciutti mentre questi piccoli detriti di zucchero le si appiccicavano un po’ alla punta delle dita. Rivide una striscia di cielo grigio-perla che sovrastava un mare nero. « Eva non era ancora nata ».

Si sentiva tutta piena di ricordi e preziosa come uno scrigno di sandalo.

(Incipit de “La camera” di Jean-Paul Sartre, da «Il muro », Ed. Einaudi, pag. 35)

stanisdessyL’ incipit, nelle strutture narrative brevi, deve contenere in sé la chiave della  storia che si andrà a sviluppare – i cosiddetti “semi della tragedia”.  A differenza della narrazioni più lunghe, come i romanzi, bisogna però condensare tutti i propri intenti in poche righe. Il punto di vista adoperato è quello degli occhi della signora Darbérat, cui lo scrittore “si accomoda”, scegliendo un ritmo narrativo che  immetta il fruitore nella forma mentis del suo personaggio. La ricchezza delle descrizioni, l’ossessione compiaciuta dei particolari, dicono molto – anticipano! – dell’avidità cui lo stato di malattia ha condotto la signora.

Ulteriore considerazione: se si sostituissero le pagine e l’inchiostro alla cinepresa, la resa sarebbe pressappoco la medesima; Sartre riesce cioè – e forse è dovuto alla mentalità da drammaturgo – a descrivere una perfetta scena riprendendone i dettagli visivi, sonori, olfattivi. La sua scrittura è carica di senso.

Di sicuro, un esempio di cui tener conto per un aspirante scrittore di finzioni, siano esse letterarie, teatrali o cinematografiche.

Maria Pia Dell’Omo

 

Note al racconto:

rahat lukum: lokum o harat al-qum, dolce tipico arabo.

Colette Yver: scrittrice cattolica francese (1874-1953) , Prix Femina nel 1907 per Princesses de science, romanzo femminista

Exstra: dipinto di Stanis Dessy, ritratta, la moglie Ada

Stanis Dessy: un articolo di approfondimento http://www.ilpickwick.it/index.php/arte/item/1671-estratto-secco-studio-su-stanis-dessy