Ingeborg Bachmann , l’Orsa

La nostra società è talmente malata che fa diventare malato l’individuo e che l’individuo in questa società, in questo mondo, alla fine si dice che muore, ma questo non è vero perché ognuno di noi alla fine è stato ucciso

I. Bachmann

 

Invocazione all’Orsa Maggiore

Orsa Maggiore, scendi irsuta notte,
animale dal vello di nuvole
e gli occhi antichi, occhi stellari;
sbucano dall’intrico scintillanti
le tue zampe e gli artigli,
artigli stellari;
vigili custodiamo le greggi,
pur ammaliati da te, e diffidiamo
dei tuoi lombi stanchi
e delle zanne aguzze per metà scoperte,
vecchia Orsa.

Una pigna, il vostro mondo.
Voi, le scaglie intorno.
Io lo spingo, lo rotolo,
dagli abeti in principio
agli abeti alla fine:
lo fiuto, lo tento col muso,
e con le zampe l’abbranco.

Abbiate o non abbiate timore:
versate l’obolo nella borsa sonante e date
una buona parola all’uomo cieco,
che l’Orsa trattenga al guinzaglio.
E insaporite bene gli agnelli.

Potrebbe, quest’Orsa, strappare i lacci,
non più minacciare ma dare
la caccia a tutte le pigne cadute
dagli abeti, i grandi abeti alati
precipitati dal paradiso.

[trad.: M.T. Mandalari, TEA 1996]

Anrufung des Großen Bären

Großer Bär, komm herab, zottige Nacht,
Wolkenpelztier mit den alten Augen,
Sternenaugen,
durch das Dickicht brechen schimmernd
deine Pfoten mit den Krallen,
Sternenkrallen,
wachsam halten wir die Herden,
doch gebannt von dir, und mißtrauen
deinen müden Flanken und den scharfen
halbentblößten Zähnen,
alter Bär.

Ein Zapfen: eure Welt.
Ihr: die Schuppen dran.
Ich treib sie, roll sie
von den Tannen im Anfang
zu den Tannen am Ende,
schnaub sie an, prüf sie im Maul
und pack zu mit den Tatzen.

Fürchtet euch oder fürchtet euch nicht!
Zahlt in den Klingelbeutel und gebt
dem blinden Mann ein gutes Wort,
daß er den Bären an der Leine hält.
Und würzt die Lämmer gut.

‘s könnt sein, daß dieser Bär
sich losreißt, nicht mehr droht
und alle Zapfen jagt, die von den Tannen
gefallen sind, den großen, geflügelten,
die aus dem Paradies stürzen.

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Foto di Margarita Kareva

Giorni in bianco

In questi giorni, mi levo con le betulle
e sulla fronte ravvio le ciocche di frumento
davanti a uno specchio di ghiaccio.

Amalgamato al mio respiro
sfiocca il latte:
così di buon’ora ha facile schiuma.
E dove il vetro appanno con l’alito
appare, dipinto da un dito infantile,
ancora il tuo nome: innocenza!
Dopo tanto tempo.

In questi giorni, non mi duole
di sapere dimenticare
e di essere costretta a ricordare.

Amo. Fino all’incandescenza io amo,
e ne ringrazio biblicamente il cielo.
L’ho imparato in volo.

In questi giorni, io ripenso all’albatro
che mi ha sollevata e trasportata
in un paese che è un foglio bianco.

All’orizzonte immagino,
fulgido nel suo tramonto,
il mio favoloso continente
laggiù, che mi ha congedata
già rivestita del sudario.

Vivo, e da lontano ascolto il suo canto del cigno!

[trad.: M.T. Mandalari]

 

Tage in weiß

In diesen Tagen steh ich auf mit den Birken
und kämm mir das Weizenhaar aus der Stirn
vor einem Spiegel aus Eis.

Mit meinem Atem vermengt,
flockt die Milch.
So früh schäumt sie leicht.
Und wo ich die Scheibe behauch, erscheint,
von einem kindlichen Finger gemalt,
wieder dein Name: Unschuld!
Nach so langer Zeit.

In diesen Tagen schmerzt mich nicht,
daß ich vergessen kann
und mich erinnern muß.

Ich liebe. Bis zur Weißglut
lieb ich und danke mit englischen Grüßen.
Ich hab sie im Fluge erlernt.

In diesen Tagen denk ich des Albatros’,
mit dem ich mich auf-
und herüberschwang
in ein unbeschriebenes Land.

Am Horizont ahne ich,
glanzvoll im Untergang,
meinen fabelhaften Kontinent
dort drüben, der mich entließ
im Totenhemd.

Ich lebe und höre von fern seinen Schwanengesang!

da “Anrufung des Großen Bären”, München, 1956 

Dichtende Maerchenprinzessin mit scharfem Verstand

Puntata Rai3 su “Màlina”, romanzo della Bachmann, a cura di Gabriella Caramore

http://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-e6500f2d-03a1-48c9-b9d5-1eb1cbf8911d.html

Soundtrack consigliata :

 

 

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La divulgazione poetica “dal basso”

Ho deciso, lo scorso Aprile, di inaugurare un Laboratorio di Poesia, intesa come “azione” creatrice – e quindi rivolto ai poeti delle forme linguistiche, pittoriche, musicali e performative di vario genere.

Dal primo appuntamento, la tipologia di incontro ha riscontrato l’entusiamo dei presenti, che hanno partecipato con presenza emotiva, psicologica e fisica alle quattro fasi in cui divido ogni appuntamento.

Per me era importante creare un’occasione simile perché ho notato – negli anni di giornalismo e di curiosità personale – una disumanizzazione del rapporto  dell’uomo con l’arte.

Mio scopo era quindi quello di ritrovare – assieme – la gioia primigenia del creare, senza aspettative e senza giudizi, in un ambiente “aperto”, ma sicuro, protetto dalle gabbie del narcisismo, del desiderio di accettazione, della voglia di avere “tanti likes” ed affini.

L’arte, in prima istanza, è strumento dorato che ci conferisce il privilegio di leggere negli altri il Bello, il Giusto, il Vero – ognuno di noi ne è frammento e nessuno ne è escluso.

Il “Laboratorio di SperimentAzione Poetica” continua ad evolversi ed è sempre più aperto alla cancellazione di frontiere, per apprezzare le differenze  culturali e linguistiche degli altri popoli.

Nel suo secondo appuntamento, infatti, ho avuto il piacere di avere ospiti il Dott. Vincenzo Restivo , scrittore e Professore di lingua spagnola e portoghese presso un istituto superiore locale, e la Dott.ssa Chiara Costanzo, impegnata nella diffusione e divulgazione delle culture orientali, nonché docente di Arabo.

Vincenzo ha portato una sua traduzione di una poesia di Ana Paula Ribeiro Tavares, (qui il video), leggendola in Portoghese e in Italiano, mentre Chiara ha portato una poesia della  poetessa Joumana Haddad, leggendola in arabo e chiedendo a me di leggere la sua traduzione in Italiano. Ne è venuta fuori una bella performance italoaraba !

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A sinistra, io, a  destra, Chiara Costanzo. Foto di Esse Alfredo.

Questo momento dedicato all’intercultura, è sempre rivolto ai contemporanei, perché credo fortemente noi poeti non dobbiamo trattarci “da morti” – possiamo scrivere finché siamo in vita, parafrasando Michelle Houellebecq, ed emozionarci attraverso l’emozione che stiamo ricevendo e donando al contempo.

Leggere, proporre o tradurre un contemporaneo – dargli la possibilità di affacciarsi ad un palco per la prima volta, di provare quanto bruci il suo fuoco -la ritengo esperienza fondamentale per la formazione di un poeta in nuce e in divenire   .

Proprio per questo, la partecipazione agli eventi è totalmente gratuita.

Link agli eventi Facebook: 

Primo appuntamento

Secondo appuntamento

Link agli album Facebook del Laboratorio:

Prima data  – 27.04.2016 

Seconda data – 25.05.2016

Per informazioni , scrivere a maria.dellomo@yahoo.com

Tomàs Segovia e il mistero della donna

Dimmi donna dove nascondi il tuo mistero
donna acqua pesante volume trasparente
più segreta quanto più ti spogli
quale è la forza del tuo splendore inerme
la tua abbagliante armatura di bellezza
dimmi non posso più con tante armi
donna seduta sdraiata abbandonata
insegnami il riposo il sonno e l’oblio
insegnami la lentezza del tempo
donna tu che convivi con la tua carne ignominiosa
come accanto ad un animale buono e calmo
donna nuda di fronte all’uomo armato
togli dalla mia testa questo casco d’ira
calmami guariscimi stendimi sulla fresca terra
toglimi questi vestiti di febbre che mi asfissiano
sommergimi indeboliscimi avvelena il mio pigro sangue
donna roccia della tribù sbandata
discingimi queste maglie e cinture di rigidezza e paura
con cui mi atterrisco e ti atterrisco e ci separo
donna oscura e umida pantano edenico
voglio la tua larga fragrante robusta sapienza,
voglio tornare alla terra e ai suoi succhi nutritivi
che corrono sul tuo ventre e i tuoi seni e irrigano la tua carne
voglio recuperare il peso e la completezza
voglio che tu m’inumidisca, m’ammolli, m’effemini
per capire la femminilità, la morbidezza umida del mondo
voglio appoggiata la fronte nel tuo grembo materno
tradire il ferreo esercito degli uomini
donna complice unica terribile sorella
dammi la mano torniamo ad inventare il mondo noi due soli

voglio non distaccare mai gli occhi da te
donna statua fatta di frutta colomba cresciuta
lasciami sempre vedere la tua misteriosa presenza
il tuo sguardo di ala e seta e lago nero
il tuo corpo tenebroso e raggiante plasmato di slancio senza incertezze
il tuo corpo infinitamente più tuo che per me quello mio
e che dai di slancio senza incertezze senza tenerti niente
il tuo corpo pieno e uno illuminato tutto di generosità
donna mendicante prodiga porto del pazzo Ulisse
non permettere che io dimentichi mai la tua voce di uccello memorioso
la parola calamitata che nel tuo intimo pronunci sempre nuda
la parola sempre giusta di folgorante ignoranza
la selvaggia purezza del tuo amore insensato
delirante senza freno abbrutito inviziato
il gemito nettissimo della tenerezza
lo sguardo pensieroso della prostituzione
la cruda chiara verità
dell’amore che assorbe e divora e si alimenta
l’invisibile zampata della divinazione
l’accettazione la comprensione la sapienza senza strade
la spugnosa maternità terreno di radici
donna casa del doloroso vagabondo
dammi da mordere la frutta della vita
la stabile frutta di luce del tuo corpo abitato
lasciami reclinare la mia fronte funesta
sul tuo grave grembo di paradiso boscoso
spogliami acquietami guariscimi di questa colpa acre
di non essere sempre armato ma soltanto io stesso.

 

Auguste Rodin, Disegno

(Un disegno di Auguste Rodin)

Versione originale: Dime mujer

Dime mujer dónde escondes tu misterio
mujer agua pesada volumen transparente
más secreta cuando más te desnudas
cuál es la fuerza de tu esplendor inerme
tu deslumbrante armadura de belleza
dime no puedo ya con tantas armas
mujer sentada acostada abandonada
enséñame el reposo el sueño y el olvido
enséñame la lentitud del tiempo
mujer tú que convives con tu ominosa carne
como junto a un animal bueno y tranquilo
mujer desnuda frente al hombre armado
quita de mi cabeza este casco de ira
cálmame cúrame tiéndeme sobre la fresca tierra
quítame este ropaje de fiebre que me asfixia
húndeme debilítame envenena mi perezosa sangre
mujer roca de la tribu desbandada
descíñeme estas mallas y cinturones de rigidez y miedo
con que me aterro y te aterro y nos separa
mujer oscura y húmeda pantano edénico
quiero tu ancha olorosa robusta sabiduría
quiero volver a la tierra y sus zumos nutricios
que corren por tu vientre y tus pechos y que riegan tu carne
quiero recuperar el peso y la rotundidad
quiero que me humedezcas me ablandes me afemines
para entender la feminidad la blandura húmeda del mundo
quiero apoyada la cabeza en tu regazo materno
traicionar al acerado ejército de los hombres
mujer cómplice única terrible hermana
dame la mano volvamos a inventar el mundo los dos solos
quiero no apartar nunca de ti los ojos
mujer estatua hecha de frutas paloma crecida
déjame siempre ver tu misteriosa presencia
tu mirada de ala y de seda y de lago negro
tu cuerpo tenebroso y radiante plasmado de una vez sin titubeos
tu cuerpo infinitamente más tuyo que para mí el mío
y que entregas de una vez sin titubeos sin guardar nada
tu cuerpo pleno y uno todo iluminado de generosidad
mujer mendiga pródiga puerto del loco Ulises
no me dejes olvidar nunca tu voz de ave memoriosa
tu palabra imantada que en tu interior pronuncias siempre desnuda
tu palabra certera de fulgurante ignorancia
la salvaje pureza de tu amor insensato
desvariado sin freno brutalizado enviciado
el gemido limpísimo de la ternura
la pensativa mirada de la prostitución
y la clara verdad cruda
del amor que sorbe y devora y se alimenta
el invisible zarpazo de la adivinación
la aceptación la comprensión la sabiduría sin caminos
la esponjosa maternidad terreno de raíces
mujer casa del doloroso vagabundo
dame a morder la fruta de la vida
la firme fruta de luz de tu cuerpo habitado
déjame recostar mi frente aciaga
en tu grave regazo de paraíso boscoso
desnúdame apacíguame cúrame de esta culpa ácida
de no ser siempre armado sino sólo yo mismo.

Tomàs Segovia  (1927-2011)

Scrittore, poeta, saggista spagnolo naturalizzato messicano. Professore di Francese, di Letteratura, fondatore di un progetto di approfondimento e insegnamento della traduzione, coinvolto nella stesura nel Dizionario di Spagnolo del Messico; vincitore della beca Guggenheim nel 1950 e di numerosi premi letterari. Si dedicò inoltre al cinema e alla radio.

Dime Mujer sarà sicuramente bellissima in Italiano, ma vi invito a conoscere il suo suono natio, nella sezione Exstra, in fondo  al post.

Exstra:

La poesia, declamata nell’idioma originario

 

e, ancora:

http://www.palabravirtual.com/index.php?ir=ver_voz.php&wid=447&t=Dime+mujer&p=Tom%E1s+Segovia&o=Tom%E1s+Segovia

Una lirica di Segovia: http://natakarla.blogspot.it/2012/04/quello-che-ho-tomas-segovia.html

Piccolo esperimento:

Ho chiesto ad una persona amica di interpretare il sonoramente il disegno di Rodin. Mi ha risposto con un brano dalle tinte gotiche – il prossimo appuntamento con il blog sarà dunque su Rodin e in particolare incentrato su una sua opera “gotica”. Cosa ne pensate?

Intanto, vi lascio il brano, che contiene ampi stralci de “La maschera della morte rossa” (1842) di Edgar Allan Poe, cui si ispira.

Per accompagnare la poesia e le sue sonorità, invece, propongo una czarda (“ciarda”) di Monti, interpretata con il mandolino

 

La sposa di cera

Ruberemo i Diabolik dalle case al mare degli amici.
Costruiremo un rifugio antiatomico dove saremo felici
e poi ti preparerò una minestra che non sa di niente
con il cielo fanfarone a finestra
respirare il cielo e la gente.

Ti piace cantare –
l’ukulele sarà il mio testimone,
il pianoforte l’altare.
Inviteremo tutti i soldatini,
il prete lo farà il tuo cane !
Mi vuoi sposare?

Ruberemo le lattine dai secchioni, fuori dai locali.
Costruiremo un’antenna parabolica per ricevere interferenze spaziali
e poi quando sarai stanca e non saprai più che fare
ruberemo la sirena dall’ambulanza per riportarla nel mare.

Ti piace cantare –
l’ukulele sarà il mio testimone,
il pianoforte l’altare.
Inviteremo tutti i soldatini
e il prete lo farà il tuo cane !
Mi vuoi sposare?

E poi ti pettinerò i capelli con una stella di mare,
farai sogni così lunghi e belli che li potrai disegnare
e, quando viene la sera,
io sarò un marito di carta e tu una sposa di cera:
bruceremo come il sangue di una santa acciuga –
una candela
per una vita intera

Se si può parlare di stoviglie e amore, assieme, rimane intatta la forma attraverso sui si canta un sentimento. Nell’ultimo ventennio i comunicatori di emozioni – poeti e cantautori – hanno sentito il bisogno di investire nei piccoli oggetti del quotidiano, stravolgendoli, caricandoli di senso.

Forse l’eccesso di tanta materia – le produzioni massive di beni di consumo – hanno reso “qualunque” una caffettiera, “qualsiasi” una tastiera di un PC, “banale” una serie di piatti made in China.

Quello che credo rivendichi questo tipo di poetica è quel realismo magico di cui si sono fatti portatori sani alcuni pittori del neodeceduto secolo scorso. Si avverte il bisogno di reinventare il quotidiano, fatto di corse e urgenze, per caricare “le cose” di significati e ricordi. Forse anche  poteri, come quello evocativo.

Leo Pari, abilissimo nei calembours, reinventa dolcemente il mondo, raccontando storie disperse, apparentemente “comuni” nel loro essere comunemente straordinarie .

Canzone tratta da “Sirène” (2013), Album

CREDITI:
Produzione esecutiva: Gas Vintage Records
Prodotto da Leo Pari e Mr.Coffee
Registrato tra il 5 e il 20 agosto 2012 presso i “Gas Vintage Studios” di Roma
Mixato da Tommaso Colliva presso il “Che Studio” di Milano
Masterizzato da Giovanni Versari presso “La Maestà” di Forlì
Leo Pari: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, pianoforte, sintetizzatori, armonica, ukulele
Daniele Rossi aka Mr.Coffee: Pianoforte, Organo Hammond, Wurlitzer, Sintetizzatori, Mellotron
Matteo Pezzolet: Basso
Cristiano “DeFa” DeFabritiis: Batteria
Renzo “Del Boia” Fiaschetti: chitarra elettrica su: C.U.O.R.E., Assholo, Piccolo Sogno
Roberto Angelini: Lap Steel e Pedal Steel e chitarra elettrica su: Cara Maria, La Sposa di Cera, L’Uomo Niente, C.U.O.R.E., Boogie #12, Assholo

Exstra:

Cosa sono i calembours?

http://www.linguafrancese.it/linguistica/calembours.htm

Biografia di Leo Pari (Official Site):

http://www.leopari.com/bio

Suprema

Splendido Amore,

splendido perché

mi condanni a rimanere in vita

dove vita non c’è più.

Lascia le tracce in terra,

le riconoscerò.

Nel candore di un tuo sguardo

e in un sonno perpetuo

mi addormenterò.

Spendido amore,

splendido perché

hai dettato un programma geniale

solamente per me:

lacrime d’oro e d’argento scorreranno

da cui nascerà un nuovo mondo

gentile e imperfetto,

ma immune da tutto.

(Umberto Maria Giardini, aka Moltheni, “Suprema”)

Questo testo è del cantautore Umberto Maria Giardini, uno degli artisti più ingiustamente sottovalutati sul panorama artistico nostrano. Un tempo “Moltheni”, adesso canta con il suo nome di battesimo.

Questa è la prima versione  pubblicata da Moltheni, cui segue una reintepretazione  nell’album sperimentale “Ingrediente Novus”

Edda (ex cantante dei Ritmo Tribale) ha proposto una sua versione di questo brano nel 2010.

Links

Umberto Maria Giardini – Wikipedia

Umberto Maria Giardini – Pagina Facebook

photo: Margarita Kareva (gallery)