Caducità dell’eterno, di Maria Pia Dell’Omo

Caducità dell’eterno

E cadono le stelle,
figlie di un pianto immemore,
tra le mille danze della luna,
in un vortice di arcani saperi
ed ancestrali dubbi.
E mi trovo su questa terra scura,
come un blocco di marmo candido.
Il passare delle stagioni non segna
il volto quanto il mio animo
solitario che disgrega e lascia cadere
i pezzi del mio inconscio,
mentre si riducono in briciole,
polvere che si annega
nelle immensità del cielo, che sospira
con un dolce vento eterno, che culla
le mie consapevolezze e i miei perché.
E ti ritrovo nei miei gesti e nei miei
pensieri e rivivo le nostre vite insieme
tra profumi d’incenso e di sandalo.
Foresta solitaria e vergine i cui alberi
s’innalzano al cielo dal suolo antico,
il mio mondo. Volti, nomi, dolori, gioie e sorrisi,
le mie vite.
E mentre questo mondo consuma
la corazza del mio essere,
di me non resta che il nocciolo scuro,
il nucleo intenso, che si cela dentro di me
avvolto da mille paure e da mille candori,
che vengono fagocitati dal passare di questi anni,
troppo crudi, troppo intensi, troppo aridi, troppo vividi.
Troppo di nulla, in fondo.
E in questa altalena sto perdendo i pezzi
dei miei sensi e cammino pur restando
immobile, tra fiori, rovi, fiumi e terre.
E respiro della polvere e affanno col pensiero.
E cerco un equilibrio meditativo, una costante,
una connessione tra i miei passi e i miei pensieri.
Accecata dalla nebbia continuo a correre
verso un morente sole
tra l’umido di morte paludi e spente lucciole.
E mi trovo sulle cime d’un aspro monte
non desiderando nulla e negando
a me stessa le mille verità
che il cosmo riversa
come candide lacrime sporche
su di me, in un anelito di speranza,
rifiuto dei rifiuti, mentre la staticità
di tutto mi corre dentro m’accorgo
che il diamante non c’è
nel mio oscuro cuore.
Tutto è oscuro e chiaro,
tutto è rose e spine,
ogni respiro è asfissia,
ogni bianco è intrinsecamente
nero, in ogni nero si cela
un cuore bianco,
ogni direzione è un labirinto,
ogni fiore una lama,
ogni cuore una roccia,
ogni vento è immobile.
E nell’incertezza mi dibatto,
agogno a cercare il corrispettivo
di una vita a rovescio,
andare via o aspettare,
urlare o tacere,
morire o vivere,
tutto s’abbraccia nelle sembianze
di una danza degli opposti
mentre in vero l’anima                                                                                                               nelle cose si fa beffa
di noi eterni ma brevi viventi,
e del nostro percepire,
che ci rende ciechi pur vedendo,
sordi pur udendo,
spenti pur vivendo.

***

Dal libro Atlantide – Sugli abissi del cuore (Ed. Il Filo, 2007), di Maria Pia Dell’Omo

Edito nel  2010 sulla piattaforma: Blog degli Autori, di Nicla Morletti ,  nella sezione “Esordienti”.

link: http://www.blogdegliautori.it/mariapia/atlantide-sugli-abissi-del-cuore/

koh-ker-tower-tree-cambogia

(Koh Keh tower tree, Cambodia)

Durante l’estate dei miei sedici anni scrissi questi versi, che ora forse avrei scritto diversamente.  Non importa, li accetto per quello che sono, con tutte le loro imperfezioni. Trovo identità, invece, nella bramosia della ricerca, seppur ora sia più dilatata, meno frenetica. Chissà, l’ardore dell’adolescenza…e il suo tempo senza tempo…

Maria Pia Dell’Omo

 

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