Un secolo in due: Achmatova e Achmadulina

Anna Achmatova odiava l’appellativo “poetessa”; a questo preferiva quello maschile di “poeta”. Sul vero cognome, che era Gorenko, «quando venne a sapere delle mie poesie, (mio padre) mi disse: “non infangare il mio nome”. “Non so che farmene del tuo nome” gli risposi». Decise di chiamarsi con il cognome tataro di una antenata principessa che sposò Khan Akhmat, discendente di Gengis Khan. Al 1912 risale la sua prima opera, La sera, cui seguirono altre sillogi, tutte aderenti al movimento poetico definito “acmeismo”, di cui fu principale fautore il primo marito, Nikolaj Stepanovič Gumilëv, fucilato nel 1921 con l’accusa di attività controrivoluzionaria e la di cui poesia fu proibita durante il regime sovietico. Persino Lev, il suo unico figlio, fu imprigionato in quanto figlio di Gumilëv  diverse volte nel periodo delle grandi purghe, fino alla condanna nel 1949 a 15 anni di lavori forzati. Fu liberato nel 1956. Anna, che dall’uccisione di Gumilëv aveva taciuto i suoi versi per una ventina d’anni, per salvare la vita a suo figlio arrivò a scrivere versi di ossequio al regime nel 1950, salvo poi non farli più inserire nelle riedizioni delle sue opere. Non abbandonò mai la Russia, tanto che la poetessa Marina Cvetaeva la chiamò “Anna di tutte le Russie”:

«no, non sotto un cielo straniero, /non al riparo di ali straniere: /io ero allora col mio popolo,/ là dove, per sventura, il mio popolo era» ;

«invecchiammo di cent’anni, e accadde / nel corso di un’ora sola» ;

«Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,/ il riflesso del vostro volto, /i vani palpiti di vane ali…/ fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi» ;

«una voce mi giunse. Suadente /mi chiamava, diceva:/ Vieni qua, / lascia il paese sordo e peccatore,/ lascia la Russia per sempre. /(…)/ Io mi tappai le orecchie con le mani, / perché l’indegno discorso,/ non profanasse l’anima dolente».

Nel 1946 l’alto gerarca comunista Andrej Z’danov accusò la sua poesia di essere «intimista» e «da camera» e la definì  un «peccato», la colpa peggiore che si possa commettere in un’età di «impegno» politico e civile – mentre, invece, il suo poema che denunciava gli orrori del regime staliniano, Requiem, fu censurato e tramandato a memoria da alcune amiche poetesse, fino a vedere la luce negli anni Sessanta. Definita «un incrocio tra puttana e suora», fu espulsa dall’Unione dei letterati sovietici. L’Achmatova si mantenne, quindi,  traducendo .
Nel 1964, anche se malata, fu autorizzata a partire per l’estero per ricevere il premio poesia Etna-Taormina e nel 1965 la laurea honoris causa all’università di Oxford.

Raccontiamo di Anna con due poesie.

La prima, tratta dalle sue opere giovanili e scritta a Carskoe Selo,dove ha vissuto sino all’adolescenza, rivela delicatezza, bellezza del minimo e sensualità apollinea quali primizie della sua poetica, quella che, maturando e ammantandosi di strazio,  conquisterà, ispirerà e diverrà la voce addolorata delle donne di tutta la Russia – e, in seguito, del mondo, come svela la seconda poesia che proponiamo.

 

 

 

Lascio la casa bianca e il muto giardino.
Deserta e luminosa mi sarà la vita.
Nessuna donna saprà cullarti
come io ti celebro nei miei versi:
non scordare la tua cara amica
nell’Eden che hai creato per i suoi occhi,
per me che spaccio una merce rarissima
e vendo il tuo tenerissimo amore.

Anna Andreevna Achmatova

Carskoe Selo, 27 febbraio 1913

(Traduzione di Gene Immediato; da “Stormo Bianco”, Edizioni San Paolo, 1995)

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(Dipinto di Natalia Goncharova,Queen of Shamakhan, from Le Coq d’Or, 1913)

Sentirai il tuono e mi rammenterai,
penserai: desiderava la bufera…
Sarà una striscia di cielo accesa di rosso,
e il cuore come allora in fiamme.
E ciò accadrà nel giorno moscovita
in cui abbandonerò per sempre la città,
muoverò verso il bramato riparo,
lasciando in mezzo a voi ancora la mia ombra.

( “Quasi in un album”, da “La rosa di macchia fiorisce”, 1966, anno della morte della poeta, probabilmente una poesia di commiato)

«Il XX secolo ebbe inizio nell’autunno dell’anno 1914 insieme con la guerra, così come il XIX s’iniziò con il Congresso di Vienna. Le date del calendario non hanno significato» – Anna Andreevna Achmatova (Bol’šoj Fontan 1889 – Mosca 1966)

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Bella Achmadulina (Mosca, 10 aprile 1937 – Mosca, 29 novembre 2010)

Rappresentante della nuova generazione poetica poststaliniana, assieme al marito Evgenij EvtušenkoAndrej Voznesenskij, Bella Achmadulina restò, come Anna Achmatova, nel suo amaro paese.

Nasce nel ’37, in pieno regime, negli anni del “grande terrore”.

Su “Pràvo lidu”, in quell’anno, comparivano questi versi: “Quel che puoi leggere sui giornali, / è solo un gioco, non ci si crede / e le scene che esalano orrore, / la paura è il loro suggeritore. // Quel che puoi leggere sui giornali, / è solo un gioco, per divertire il mondo. / Sol che la fine – la puzza del sangue umano / purtroppo è proprio vera.”

Inizia a comporre da piccolissima e, da ragazza, viene ammessa all’Istituto di Letteratura “Maksim Gor’kij”, dal quale fu però espulsa nel 1959 per essersi opposta alla campagna contro Boris Pasternak (vincitore nel 1958 con il romanzo di denunzia,Doktor Živago, del Premio Nobel per la Letteratura , che non poté ritirare per motivi politici) – sarà riammessa l’anno successivo, laureandosi a pieni voti.

La sua prima pubblicazione, La corda,  risale al 1962.

Assieme al marito, si impegnava a diffondere i samizdat, ciclostili di protesta su veline; inoltre, più di una volta è infatti intervenuta a favore degli intellettuali perseguitati dal regime, come Sakharov, Kopelev, Vladimov, Vojnovich. I suoi interventi in loro difesa sono stati pubblicati dal “New York Times” e trasmessi più di una volta da radio “Svoboda” e “La voce dell’America”.

Tuttavia, nella scrittura fu meno polemica di Evtušenko , che denunciava il perdurare dello stalinismo e rivendicava la libertà di espressione dell’artista. Sulle possibilità espressive dell’artista stesso si interrogava anche lei, ma in maniera diversa, più metaforica, nel pieno stile di quelle che sono anche le sue liriche amorose.

Le sue poesie d’amore riscossero un grande successo, tanto da essere musicate in romanze o da diventare colonne sonore di film russi o accolte in stadi e teatri, recitate dall’autrice stessa. Molto devota a Puškin, Gogol’, Cvetàeva, , Pasternak e alla stessa Achmàtova, che amò anche rivisitare, per i critici russi ne è la piena erede e il mondo della letteratura la celebra come una delle più grandi poetesse russe.

 

La presentiamo con una delle sue melanconiche liriche d’amore.

 

 

Non posso gridare. Non posso chiamarti.

Nel silenzio tutto è fragile, di vetro.
La testa reclinata sulla leva,
anche il telefono dorme.

Attraversando la città addormentata
voglio arrivare ad un vicolo bianco,
voglio accostarmi alla tua finestra,
in gran silenzio, e teneramente.

Nasconderò nelle mie mani l’eco
del sonoro disgelo delle strade.
Spegnerò le fiammelle dei lampioni
perché non si sveglino i tuoi occhi.

Ordinerò alla primavera
di soffocare le sue voci notturne.
Allora, sei così tu quando dormi?
Le tue mani hanno perso vita…

la stanchezza furtiva si è annidata
nel folto delle rughe, intorno agli occhi.
Domani voglio baciarli a lungo, a lungo
perché non ne resti il ricordo.

Veglierò il tuo sonno fino all’alba,
andrò via col vento fresco del mattino,
dimenticando le mie orme sulla neve
tra le foglie dell’anno passato.

Bella Achatovna Achmadulina

(Traduzione di Serena Vitale; da “Tenerezza e altri addii”, Guanda, Parma, 1971)

 

“Con Bella la Russia ha perso un altro grande poeta, degna erede della Akhmatova e della Cvetaeva. Bella era un esempio non solo di devozione alla poesia, ma anche di nobiltà d’animo civile. Si è sempre schierata con coraggio dalla parte di coloro che venivano a trovarsi nel bisogno” – Evtušenko , commentando la dipartita della  ex compagna, nel 2010.

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Bibliografia online:

 

https://poesiainrete.wordpress.com/category/poeti-russi/page/5/

Anna Achmatova

http://www.unive.it/media/allegato/dep/n22-2013/06_Dundovich.pdf

http://annaachmatova.altervista.org/Carta_e_bit/Notizie/notizie.html

http://annaachmatova.altervista.org/Carta_e_bit/Web/web.html

http://annaachmatova.altervista.org/

http://www.dmoz.org/World/Italiano/Arte/Letteratura/Autori/A/Achmatova,_Anna/

http://www.arcarussa.it/forum/bella-akhmadulina-1937-2010-vt4485.html

http://www.worldcat.org/identities/lccn-n83-141578/

http://www.worldcat.org/title/three-russian-women-poets-anna-akhmatova-marina-tsvetayeva-bella-akhmadulina/oclc/9762057

 

Su Natalia Goncharova:

http://arthistoryproject.com/artists/natalia-goncharova/

Natalia Goncharova

 

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