De Profundis, clamavit…

«A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente,
non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo,
per egoismo quasi, per farmi stare bene.
Anche se sapevo di non potere.
Anche se era rischioso.
Anche se tu non vuoi, anche se, infine,
la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo.
Solo per essere sicuro.
Verresti?»
Italo Calvino, “Prima che tu dica pronto”

De ProfundisGuida piano, prudente, ogni tanto chiude gli occhi come se gli desse fastidio la luce.

Lucia vede che ha un maglione e un paio di scarpe troppo grandi per lui, chissà dove li ha presi.

Lee inizia a parlare, uno di quei fuochi di artificio che lei ben conosce.

[…]

– Mi hanno portato via i miei libri, certi vanno bene altri no, dicono, proprio come in carcere, e anche sei punture di Zerol mi fanno e io mi alzo e corro via e loro ci restano di merda, il dottore ha detto, questo è come se c’avesse dentro un’altra chimica, ed è vero, non guardarmi così: è la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria.

Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perché resto sveglio e non voglio salvarmi ad ogni costo, non guardarmi così. Una volta ci somigliavamo, eravamo tre note in un accordo, leone cina e zingara, ma poi c’è un punto in cui i fili si rompono e gli altri si allontanano. Ma i bastardi li vedo bene sì, quelli sono ancora al loro posto pazzi di rabbia perché per una volta li abbiamo smascherati, e non ce lo perdoneranno mai nei secoli dei secoli e allora è guerra, non farmi i tuoi discorsi miti, la mitezza è un privilegio grande ma il dolore la avvelena in un attimo, io esco da quella galera e la città è peggio che mai, la gente cade per terra, parla da sola, vomita e crepa e tutti passano e non hanno visto niente, e si affrettano a dare nuovi eleganti nomi alla loro corruzione, e ogni tanto parlano dell’uomo comune, ipocriti, l’uomo comune che vi piace è stupido e avido come voi, così lo vorreste, un vigliacco che può ammazzare per vigliaccheria, mentre loro ammazzano per necessità, per i loro divini soldi, Lucia, sono loro ora gli estremisti, violenti assassini estremisti dell’ideologia più ideologia del secolo, un’economia più sacra di una religione, più feroce di un esercito, ricordatelo bene con un brivido quando tutto salterà in aria, quando si oscurerà, malattia senza sintomi, caos di geroglifico incomprensibile e voi sempre più crudeli informati impotenti in mezzo alla strada, e chi raccoglierà i frammenti allora gli oggetti i rottami, magari ci fosse qualcuno, magari ci sarà davvero Lucia, questa è la speranza e intanto brucio e non c’è nessun patto da firmare né col diavolo né con la rassegnazione, Lucia, siamo un’altra cosa da sempre fortunatamente e non guardarmi così no, non ho finito, te lo dico io chi ha ucciso Leone, forse uno di questi che una volta facevano i compagni e hanno spacciato per anni e dicevano che erano i fascisti, col ca**o, vieni con me a vedere chi sono, oppure hai paura, scusami non venirci, son posti schifosi ci nuota il coatto si dice adesso, come suona bene, peccato che tutti i compagni non siano come te Lucia, vieni a vedere questo Coccodrillo spia della polizia, me l’ha venduta tante volte la roba e quando ho smesso me la lasciava gratis sul sedile della macchina, generoso,vero? Come quelli che ti lasciavano l’esplosivo in casa e dicevano ognuno deve fare la sua parte, eppure c’è chi mi ha salvato tante volte, parlato, anche tu Lucia, e ci sarà alla fine una verità Lucia e scopriremo la verità giù nell’acqua e su fino al più altissimo porco non ci credi? dimmi di sì, io brucio dentro questa storia e non ne vedrò la fine, ma scopriremo la verità, perché se c’è solo un po’ di verità c’è speranza e chi l’ha fatta brillare ha fatto abbastanza e non importa se poi non si salverà, salvarsi per avere cosa, questo mondo dove continuano a insultare chi è debole, Lucia, se penso a tutte le persone pulite che ho incontrato e continuano a offenderle Lucia, le uccidono, non ci sono parole per questo delitto, non si può sopportare tutto questo capisci Lucia quando sono nella mia stanza e qualcuno urla anche con li occhi si può urlare Lucia, Lucia mi chiedo, che cosa è successo, perché fingete di non vedere, vorrei capire qualche volta Lucia, ma sapessi che musica nella testa, negli oggetti consumati, e dopo quanto veleno ti senti addosso Lucia, e allora pensa se non fosse così, se non ci credessi più, se fossi perbene Lucia saremmo una coppia normale, io e te, al ritorno dal cinema andremmo a casa e non saremmo perduti in una città di notte, ma quelli perbene forse sono perduti lo stesso Lucia, ma se almeno ascoltassero, se capissero che l’altra metà di verità per quanto si può raccontare solo urlando è l’altra metà necessaria, non si può tagliare via non si può dimenticare, alla fine solo il dolore esiste come esisto io, un matto per strada, un matto è una persona che non sa dove andare, niente di più Lucia, tu puoi capire, tu che sei benedetta tra le donne, tu che mi hai visto felice, tu che sei coraggiosa tu che a volte mi hai lasciato solo come un cane tu che adesso per favore scendi non guardarmi ti dico, questo è un sentiero per comici spaventati guerrieri e io non voglio né vincere né perdere solo che tu mi ricordi e dopo che mi anneghino nello zero di quelle medicine e mi chiamino come vogliono e tornino a raccontare le loro storie, non sono vere, manca metà, tu lo capisci cara, almeno tu e allora scendi per favore.

“Vengo con te,” disse Lucia.

Monologo di Lee – Stefano Benni, “Comici spaventati guerrieri”

Immagini: Ratto di Proserpina, Lorenzo Bernini
De Profundis

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10 pensieri su “De Profundis, clamavit…

    1. E’ uno dei rari casi in cui l’arte riesce a superare la realtà. Cosa ci può essere nelle arti scultoree dopo Bernini?
      Tralasciando la sua personale grandezza, in Italia siamo pieni di meraviglie simili e, tristemente, né le conosciamo, né le sappiamo valorizzare. Un’opera del genere, che parla da secoli, ha una forza che gli artefatti moderni non riescono ad eguagliare, fossero anche in 3D !

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      1. Non posso che essere d’accordo.
        Sviliamo tristemente l’arte italiana con bassa attenzione, con imprudenza aberrante.
        Mostro che, poco per volta, mangia gemme. Le sposta, spinge, addenta; lasciando rovinosamente scarti su di un pavimento che pare, agli occhi, levigato.
        E pensare che quelle dita di pietra stringono la pietra. Affondando nella carne.
        Nella pietra.

        Inaya Day, Duane Harden, Frankie Knuckles, Eric Kupper, Director’s Cut – Good Feelin (Frankie Knuckles & Eric Kupper Director’s Cut Mix)

        Piace a 1 persona

            1. Lusingatissima e grata, anche perché l’ho aperto da poco. Questa è una propaggine del mio blo-raccoglitore di articoli (www.ilcapestro.wordpress.com) che stava iniziando a trasbordare. Contenuti sui generis si trovano nella Categoria Pillole de Il Capestro. Qui invece voglio dare maggiore spazio a narrativa, poesia e arte.

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