Presentazione

Sono nata a Napoli nel 1987.
Coltivo l’arte di “perder tempo” tra labirinti di parole.

Ho aperto questo sMaria Pia Dell'Omoito perché  sono disordinata e non riesco a far convivere:

Il Capestro  (ilcapestro.com), il mio intimatoio personale
La bottega delle storie (labottegadellestorie.com), il mio sito da editor
A caccia di libri (acacciadilibriclub.com), il mio sito da bookblogger

Questo sito, invece, è dedicato alla narrativa, alla poesia e al mio percorso artistico.
Buona navigazione!

Annunci

Barbara Pinchi: Poetryon – il Ricamo delle Parole

i cannibali della parola

23899412_133285577382776_212769018_n

Barbara Pinchi è una poetessa e performer che ha da sempre avuto la necessità di portare la poesia fuori dal foglio attraverso i linguaggi della performance, della fotografia, della videopoesia, della poesia performativa e del poetry slam. Poetryon – il Ricamo delle Parole  è il suo nuovo progetto che esordisce con Il FazzoLètto, un prodotto artistico (rigorosamente made with poetry in Italy). L’idea sviluppata consiste in un packaging (cartoncino riciclato al 100%) che ha la forma di un libro  nel cui interno c’è una pagina speciale costituita da un fazzoletto dove sono stati ricamati i suoi versi. Come suggerisce lo stesso brand “Poetryon”, con il gioco di parole poe-try-on (poesia addosso), il prodotto è un invito a indossare e toccare con mano la stessa poesia; infatti i versi poetici  attraverso l’attivazione dei sensi tattilo-visivi entrano in un intimo contatto quotidiano e ci contagiano con i temi…

View original post 882 altre parole

La poesia di Herberto Helder (23/11/1930-23/03/2015) nel ricordo e nelle traduzioni di Domenico Arturo Ingenito

CRITICA IMPURA

Herberto Helder Herberto Helder

Di DOMENICO ARTURO INGENITO

Herberto Helder è morto. Quello che per me era il più grande poeta vivente (quasi sconosciuto e tradotto pochissimo e male in Italia). Un pezzo di lingua portoghese, un suo atrio, una curva dell’aorta, muore oggi nel mio cuore. Lo traducevo ossessivamente a ventun’anni in un freddo salone della campagna portoghese, e poi nella sala enorme e vuota di una casa napoletana dal soffitto elevato e dalle piastrelle di nobiltà decaduta. La lingua che parlo, il mio transitare per immagini e l’articolazione della mia voce sono inseparabili dalla sua poesia. Dal passaggio della sua voce nei fiumi che da più di dieci anni la sua poesia ha aperto in me. E’ morto un maestro. Dedico in suo memoria tre sue poesie da me tradotte. Quando la lingua mia era incerta e sgraziata riusciva a seguire le pulsazioni del cuore:

I

No sorriso louco das…

View original post 1.406 altre parole

Per Alejandra Pizarnik

Una delle mie poetesse preferite… due bei tributi…

La dimora del tempo sospeso

Alejandra Pizarnik
Lucetta Frisa
Marco Ercolani

“vierte esfinge
tu llanto en mi delirio
crece con flores en mi espera
porque la salvación celebra
el manar de la nada

vierte esfinge
la paz de tus cabellos de piedra
en mi sangre rabiosa”

View original post 1.046 altre parole

Leopardi – Mark Strand

viomarelli

luna

View original post 251 altre parole

Conversazione da solo – Corrado Costa

viomarelli

costa

ci sono delle cose che sono

View original post 48 altre parole

Poesia per New York – Giulia Niccolai

viomarelli

(“Tutto ciò che allora sembrava eterno
non è durato più di trent’anni”)

GIN – ginepro (a Joan Steen Wilentz)
GIN – ginepro (Juniperus communis)
GIN – Gordon (alcool aromatizzato con bacche di ginepro)
GIN – Giulia Niccolai
tre parti di Gin e una di Vermouth per il Dry Martini classico:
gemma liquida trasparente incolore
che vortica tra cubetti
( “… sì, sì, proprio con il brio di un ruscelletto
o dei sonagli di una slitta in corsa sulla neve…”)
per venire poi adagiata
silenziosa ghiacciata
(la bella addormentata)
in piccoli preziosi bicchieri a stelo
che anche nella forma ricordano il diamante.
(Ve l’ho fatta venire la voglia di un Dry Martini?) 

View original post 266 altre parole

Sylvia Plath e il “doppio”

 

“Due Sorelle di Persefone” è una sconcertante, cupa e intensa poesia della scrittrice statunitense. Ho cercato di darle una sfumatura “creepy”, di stasi, di tempo immobile nella devastante certezza di essere lacerata in due Sylvia – due gemelle cattive/buone, che non sanno essere amiche.

Two sisters of Persephone

Due fanciulle: in casa
l’una siede, l’altra fuori.
Per tutto il giorno tra loro
un duetto d’ombra e luce.

Nella sua buia stanza rivestita di legno
la prima elabora problemi
su una macchina matematica.
Aridi ticchettii battono il tempo

mentre calcola ogni somma.
In questa sterile impresa
il suo sguardo sbieco assume furbizia di topo,
la sua magra figura un pallore di radice.

Bronzea come la terra l’altra, distesa,
ascolta i ticchettii gonfiarsi d’oro
come polline nell’aria luminosa. Cullata
accanto a un letto di papaveri,

vede il rosso ventaglio di seta
dei loro petali di sangue
ardere e aprirsi alla lama del sole.
Su quel verde altare

liberamente diventa sposa del sole,
s’ingravida di seme.
Accosciata sull’erba, nell’orgoglio del travaglio,
partorisce un re. Inacidita

e gialla come un limone
l’altra, vergine agra fino allo stremo,
va verso la tomba con la carne devastata,
posseduta dai vermi, ma non donna.

– 1956 –
Per ascoltare la poesia, cliccare sul link a inizio articolo oppure qui 

sylvia-plath-9442550-1-402 (In foto, Sylvia da adolescente)

Sulla pagina Facebook dedicata a RadioSonetto sto cercando di fare degli approfondimenti biografici sugli autori.
Se ne avete il piacere…

Fernando Pessoa/Álvaro de Campos: “Il passaggio delle ore”

Un nuovo ciclo di letture su Radiosonetto:

Pessoa.

Il passaggio delle ore – clicca per ascoltare.

UNA COME LEI – incontri e pratiche di poesia a Bologna (gennaio-giugno 2018)

Una rassegna interessante…

Poetarum Silva

UNA COME LEI
incontri e pratiche di poesia
Biblioteca Italiana delle Donne
Da gennaio a giugno 2018 per 6 martedì

Una come lei è il titolo di una poesia di Anne Sexton.
La poeta unì l’urgenza di comunicare all’esigenza di nominare un problema taciuto: la condizione naturale e innaturale di una soggettività femminile che cercava spazio e parola all’interno della società, in cui pubblico e privato erano inconciliabili, e si era quello che si sarebbe dovute essere.
L’idea di Anna Franceschini e Roberta Sireno, curatrici della rassegna assieme alla Biblioteca Italiana delle Donne è quella di creare questo spazio da costruire nel tempo: un luogo raccolto, esclusivo ed inclusivo, che contenga riflessioni nate da incontri e avvicinamenti sulla poesia e sul fare poesia. Si tratta di un percorso che avrà inizio il 23 gennaio 2018 e terminerà il 19 giugno: un arco di sei mesi con appuntamenti a cadenza…

View original post 1.730 altre parole

Professione: Editor

Una mia intervista sul mestiere dell’Editor.

Il Capestro

Ho iniziato a collaborare con “La strada per Babilonia“, casa editrice freepress, nel 2016. Questa, un’intervista sul delicato mestiere dell’editor.
Ho il privilegio di lavorare sulla materia calda, viva di un autore, di accompagnarlo nel suo processo di scrittura, di validare i suoi punti di forza e di allenare tramite esperienze ed esercizi non convenzionali i suoi punti deboli, affinché possa conoscersi e riconoscersi nella sua scrittura e – soprattutto – essere indipendente da me.

Sito ufficiale: http://www.babiloniaedizioni.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/babilonia.edizioni/ 

Canale Vimeo: http://www.babiloniaedizioni.com/video

mail me @

mariapiadellomo@gmail.com

View original post

Spotlight On Writers: Maria Pia Dell’Omo –  Spillwords Interview

After “Abita-re”,  a micropoem of mine, won the “International Publication of the year 2016” at the Spillwords Press Awards, whe talk about poetry. 

  1. Where, do you hail from?
    From Naples, I believe.
    The “perpetually-wide-open”* , as I name it in one of my poems, “Monumenti anatomici” (Anatomical monuments).
    I was born there in 1987. I think it is a kind of bliss, being born in such a richly contradictory and ruthlessly beautiful city. If I am allowed to say it, cruelly maternal. I never lived there, but I always walked over her lying mermaid body (the old name of Naples, “Parthenope”, comes from a legendary mermaid who died for love), moving between Campania and Puglia.
    However, I think that my soul was born in the Silence, a non-place that was my greatest childhood teacher. He was pointing his fingers to the wonders of the world, showing them to me, whispering them to my eyes . But I was not able to speak out loud the wonders he was telling me, therefore I started writing them.* Otherwhise: (a) everopen/evergaping; (b) thrust-open ; (c) perennially-open.
  2. What is the greatest thing about the place you call home?

The night sky, a place far away, whose stars shine upon our dark Earth . It is something uncontrollable. It makes me wistful to think about that, but I often had that feeling of incommunicability, summarised by a sentence I wrote in a poem:
“I can give you only a pond of the sky I have within”.
My home precisely represents the tear between what one wants and what one can give. The best thing? The eternal pulling. It is a romantic, desperate, enamoured, sad pulling towards what you want. This something, quoting the italian singer Claudio Baglioni, “it is nothing”, but “everything lies in that nothing”. I imagine it in this way: I am the archer, the bow is the mind, the arrow is the hearth, the deep desire. Without this pulling, maybe I will not even be alive. Something that makes me happy must also make me insatiable.

  1. What turns you on creatively?

The music, a landscape, a conversation, a picture, a deep thought, or a volcanic, immediate emergency. The words look for you, you do not have power on them. It is exactly like when you have to pee.

  1. What is your favorite word, and can you use it in a poetic sentence?

I think that these words are “love”, “eternal”, “further”, “celestial ”. I like words that have no boundaries.

“I would like to be a spider to walk
on the eternal spider web of your hairs
turning silvery in the backlit
as the moon”

  1. What is your pet peeve?
    Cruelty, daughter of Ignorance. As Socrates used to say, “know yourself”. Knowing and investigating who we are, we become more sure of ourselves and less dependent on what the others think of us. As a consequence [of this knowledge], we choose to not behave bad to reinforce an apparently grandiose image of ourselves to our insecure ego.
  1. What defines Maria Pia Dell’Omo? 

 

I do not know. I felt in many ways, but I do not like categories. Once I wrote that I would have liked to be as adaptable as water, adapting myself to the shape of my container.
Slip away.
I like to slip away. It is hard that something forces me to stay somewhere.
I like places where everything is harmony and everything is as tender as a caress. A place where everyone can feel safe. If I have to define myself, I would choose the following things:

– Faith: I have a limitless faith in humanity.

– Love: I love what I know, and the hint of what I do not know.

– Vulnerability: once I said about myself that I am like a rose, that feels caressed just with a glance. This is a word play, as in Italian “touch lightly” is “sfiorare”, that could mean either “caressed” or “tearing away the petals of the flower”. I do not regret of being so vulnerable, it is a consequence of my love and my faith. The one who chooses to love the world, expose him/herself.

 

Ph.  Pasquale Vitale

 

Thanks to Vincenzo “DaVinci” for the english translation. Special thanks to Paola Napoli, who gave me the permission to use the photo that appear on Spillwords’ site from a really insightful project of her. Thank, instead, to Pasquale Vitale for the B&W photo I used for this article on WordPress.

Sorgente: Spotlight On Writers – Maria Pia Dell’Omo – Spillwords

Le sanguisughe universali

I corpi delle creature viventi sono svaniti nella polvere, e la materia secolare li ha trasformati in pietre, acqua, nubi; le loro anime si sono fuse in un’anima sola.
La comune anima universale sono io. In me ci sono le anime di Alessandro il Grande e di Cesare, di Shakespeare e di Napoleone, e dell’ultima sanguisuga; e io ricordo tutto e rivivo in me da capo ogni singola vita.

A. Checov, da “Il gabbiano”

claude monet
opera di Claude Monet

Si è andata perduta la buona abitudine di frequentare testi teatrali, tant’è che questi rappresentano una porzione minima dell’editoria italiana.
Personalmente, la reputo un’occasione che si sceglie di perdere.
Un testo teatrale è totipotenza allo stato puro: può essere cucito e ricucito più volte da un regista o da un Lettore Modello (come direbbe Eco), ciò avvenga sulle tavole di legno o in quello spazio sterminato che è la fantasia umana.
Il teatro, mentre si fa leggere, si lascia caricare di senso, più – mia opinabile opinione – di un semplice testo di narrativa, dove tutto è de-finito e non possiamo inferire nulla al di fuori delle guide che il narratore ha tracciato per farvi scorrere le ante della sua stanza-armadio.
Si provi, ad esempio, a prendere il copione “Ubu cornuto“, di Alfred Jarry.
Se ne leggano le prime tre scene dell’atto primo.
Ad una prima lettura, le parole potrebbero sembrare cifre disposte su uno spazio bianco: sembrano quasi non parlare.
Si cerchi invece di immaginare – o addirittura di farsi voce – di quei dialoghi.
Immediatamente si scatena tutto l’apparato della nostra fantasia.
Che corpo ha Achras? Con che veemenza il corpulento Padre Ubu irrompe nella scena e negli spazi vitali del vecchio inventore?
Con che voce parla il primo? E il secondo?
Come entrambi prendono (o non lo fanno affatto) possesso della scena?

Questi sono dettagli fondamentali, spesso taciuti dalle lettere, ma che un buon drammaturgo sa determinare seminandoli come le molliche di pane di Hansel nel bosco della narrazione.
Sta a noi coglierne la disposizione, scegliere quale frammento di pagnotta picchettare col becco e quale lasciare in terra, beccato magari da un altro lettore/regista pennuto.
Sta qui la straordinaria libertà del teatro.
Ognuno ha il suo Kostja, la sua Nina – tornando a “Il gabbiano” di Checov – e nessuno potrà mai dire che quel Kostja o quella Nina siano frutto d’errore, quanto, semmai, frutto di una fervida immaginazione.

Maria Pia Dell’Omo